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PANDEMIA DI LUCRO

L'ironia nel suo miglior stile

 

Residenza del parroco dell’UP:

Don Franco Bontempo 

P.za Vittorio Veneto, 17

37060 Trevenzuolo - Vr

tel. 045 7350008 - cell. 347 1049087

e-mail: donfranco.bontempo@conteanet.it

    

 

Avvisi 22 - 29 novembre 2009

ü Genitori delle elementari c/o il salone parr. a Roncolevà alle ore 20.45:                                                 di 3a elem. venerdì - di 4a elem. mercoledì - di 5a elem. martedì.

ü Incontro giovani giovedì alle ore 20.30 a Fagnano/saletta-Noi.

ü Domenica ritiro ragazzi di 1a e 2a media presso il Centro Pastorale Ragazzi.

ü Assemblea dei 3 CPP venerdì 4 dic. alle ore 20.45 a Fagnano/saletta-Noi.

ü Raccolta di generi alimentari per i poveri sabato e domenica prossimi

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Il Regno di un Dio Crocifisso,

cioè che ama sempre!”

34a domenica

Cristo "Re"

Dalle Letture e Vangelo della domenica

Che strano modo di proclamarsi Re! Il Cristo della Passione, in dialogo con il procuratore romano, ha le insegne da re: una corona di spine sul capo, un bastone in mano, un mantello rosso, i saluti (?!) dei soldati... .

Tutti segni di un re sconfitto! Ormai i capi religiosi, la gente in piazza, i soldati romani ne sono convinti: pensano di aver vinto, di averlo distrutto. Pilato rimane perplesso davanti alla serenità di quel uomo che, pur in quelle condizioni, continua a chiamarsi re, anche se non di un regno di questo mondo.

Pilato non è in grado di capire questo linguaggio, e meno ancora il discorso sulla verità. Le sue domande inquisitorie hanno un senso politico: gli basta aver capito che quel tipo, così conciato, non costituisce una minaccia per l’impero di Roma.

Anche oggi, è lungi dall’essere una minaccia il segno dell’uomo-Dio crocifisso, appeso ad una parete. È anzi un beneficio oggettivo! Lo capisce serenamente qualunque persona minimamente informata, che ha un cuore retto e libero da ideologie fuorvianti. Sarà lo stesso Pilato  a riconoscere la regalità di Cristo, con la scritta posta alla croce: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei” (Gv 19,19).

Gesù incarna il vero figlio d’uomo”, quel misterioso personaggio - preludio di un nuovo popolo! - annunciato dal profeta (I lett), che riceve da Dio potere e regno pressotutti i popoli, nazioni e lingue”: un regno che “non sarà mai distrutto”.

Il popolo di Daniele, al momento, sperimenta l’oppressione, ma non rinuncia a sogni grandiosi per il futuro. Il popolo del nuovo Regno avrà come punto di convergenza il Cristo. Lo hanno trafitto, ma Egli è l’Alfa e l’Omèga (II lettura).

Gesù non rinuncia al suo titolo di re, ma lo svuota delle cose vane dei regni di questo mondo e lo arricchisce di contenuti nuovi, evangelici: chi è primo deve servire gli altri; non si allea con i potenti e i ricchi, ma sceglie di stare dalla parte degli ultimi; non dà ordini, ma obbedisce; non uccide nessuno, ma muore Lui per tutti; l’importante non è essere servito, ma farsi servitori. Ricorda il Papa: “La regalità di Cristo è rivelazione e attuazione di quella di Dio Padre, il quale governa tutte le cose con amore e con giustizia… Il regno di Cristo non è di questo mondo, ma porta a compimento tutto il bene che, grazie a Dio, esiste nell’uomo e nella storia. Se mettiamo in pratica l’amore per il nostro prossimo, secondo il messaggio evangelico, allora facciamo spazio alla signoria di Dio, e il suo regno si realizza in mezzo a noi. Se invece ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può che andare in rovina”.

Pilato mostra a tutti l’uomo. Gesù ha già proclamato più volte la sua identità, il suo Vangelo. Chi ha voluto capire l’ha capito. Ora Gesù è lì, davanti a tutti, attende in silenzio. Ognuno deve dare la sua risposta personale, fare la sua scelta di vita: scegliere la via facile del potere e delle ricchezze, o trionfare facendosi discepoli umili e poveri di un re sconfitto, crocifisso e risorto. Per amore! Seguire i passi di un re sconfitto può sembrare un’impresa fallimentare, eppure il Regno di Dio non fallisce! Il Papa lo ha ricordato ai vescovi della Svizzera, commentando in forma ampia e creativa la parabola degli invitati alla grande cena. Nonostante i continui rifiuti da parte della libertà umana, Dio non fallisce. Egli trova sempre nuovi cammini per realizzare il suo progetto d’amore e di salvezza per tutta la famiglia umana.

In questa opera di salvezza Dio vuole coinvolgere tanti amici e impegnarli per la Missione in tutto il mondo. I modi e i tempi di coinvolgimento sono molteplici.

Accanto a iniziative che danno visibilità e conoscenza all’opera di evangelizzazione (convegni, sinodi, pubblicazioni…), c’è il lavoro ramificato e poco conosciuto di tanti “missionari: presenza continua di sacerdoti, di laici educatori e catechisti, i gesti generosi di ragazzi e di giovani; di preghiere e sofferenze offerte dagli ammalati; l’impegno per la promozione della giustizia e dei diritti delle persone più deboli; e tante altre iniziative che, pur limitate e nascoste, servono a Dio per rinnovare e sostenere l’ardore missionario della Chiesa per il Suo Regno d’amore.