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“Il
Regno di un Dio Crocifisso,
cioè che ama sempre!” |
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Dalle Letture e Vangelo della domenica
Che strano modo di proclamarsi Re!
Il Cristo
della Passione,
in dialogo con il procuratore romano,
ha le
insegne da re:
una
corona di spine sul capo,
un
bastone in mano,
un
mantello rosso,
i
saluti
(?!) dei soldati... .
Tutti
segni di un re sconfitto!
Ormai i capi religiosi, la gente in piazza, i soldati romani ne
sono convinti:
pensano di aver vinto,
di averlo distrutto.
Pilato rimane perplesso davanti alla serenità di quel uomo che,
pur in quelle condizioni,
continua a chiamarsi re,
anche se non di un regno di questo mondo.
Pilato non è in grado di capire questo linguaggio,
e meno
ancora il
discorso sulla verità.
Le sue domande inquisitorie hanno un senso politico: gli basta
aver capito che
quel tipo,
così conciato,
non costituisce una minaccia
per l’impero di Roma.
Anche oggi,
è lungi dall’essere una minaccia il segno dell’uomo-Dio
crocifisso, appeso ad una parete.
È anzi un beneficio oggettivo! Lo capisce serenamente qualunque
persona minimamente informata, che ha un cuore retto e libero da
ideologie fuorvianti. Sarà lo stesso Pilato a riconoscere la
regalità di Cristo, con la scritta posta alla croce: “Gesù
il Nazareno, il re dei Giudei”
(Gv 19,19).
Gesù
incarna
il vero
“figlio
d’uomo”,
quel misterioso personaggio - preludio di un nuovo popolo! -
annunciato dal profeta (I lett),
che riceve da Dio potere e regno presso
“tutti
i popoli, nazioni e lingue”:
un regno che “non
sarà mai distrutto”.
Il popolo di Daniele,
al momento, sperimenta
l’oppressione,
ma non rinuncia a sogni grandiosi per il futuro.
Il popolo del nuovo Regno avrà come punto di convergenza il
Cristo. Lo hanno trafitto, ma Egli è l’Alfa e l’Omèga (II
lettura).
Gesù non rinuncia al suo titolo di re, ma lo svuota delle cose
vane dei regni di questo mondo e lo arricchisce di contenuti
nuovi,
evangelici:
chi è primo deve servire gli altri;
non si allea con i potenti e i ricchi, ma
sceglie di stare dalla parte degli ultimi;
non dà ordini, ma
obbedisce;
non uccide nessuno, ma
muore Lui per tutti;
l’importante non è essere servito, ma
farsi servitori.
Ricorda il
Papa:
“La
regalità di Cristo è rivelazione e attuazione di quella di Dio
Padre, il quale governa tutte le cose con amore e con giustizia…
Il regno di Cristo non è di questo mondo, ma porta a compimento
tutto il bene che, grazie a Dio, esiste nell’uomo e nella
storia. Se mettiamo in pratica l’amore per il nostro prossimo,
secondo il messaggio evangelico, allora facciamo spazio alla
signoria di Dio, e il suo regno si realizza in mezzo a noi. Se
invece ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può
che andare in rovina”.
Pilato mostra a tutti l’uomo.
Gesù ha già proclamato più volte la sua identità, il suo
Vangelo. Chi ha voluto capire l’ha capito. Ora Gesù è lì,
davanti a tutti, attende in silenzio.
Ognuno deve dare la sua risposta personale,
fare
la sua scelta di vita:
scegliere
la via facile
del potere e delle ricchezze,
o trionfare facendosi discepoli umili
e poveri
di un re sconfitto,
crocifisso e risorto. Per amore! Seguire i passi di un re
sconfitto
può sembrare un’impresa fallimentare,
eppure il Regno di Dio non fallisce!
Il Papa lo ha ricordato ai vescovi della Svizzera, commentando
in forma ampia e creativa la parabola degli invitati alla grande
cena.
Nonostante i continui rifiuti da parte della libertà umana, Dio
non fallisce.
Egli
trova sempre nuovi cammini
per realizzare il suo progetto d’amore e di salvezza
per tutta la famiglia umana.
In questa opera di salvezza Dio vuole coinvolgere tanti amici
e impegnarli
per la Missione in tutto il mondo.
I modi e i tempi di coinvolgimento sono molteplici.
Accanto a iniziative che danno visibilità e conoscenza all’opera
di evangelizzazione
(convegni, sinodi, pubblicazioni…),
c’è il lavoro ramificato e poco conosciuto di tanti “missionari”:
presenza continua di sacerdoti, di laici educatori e catechisti,
i gesti
generosi di
ragazzi
e di
giovani;
di preghiere e sofferenze
offerte dagli
ammalati;
l’impegno per la promozione della giustizia e dei diritti
delle persone più deboli; e tante altre iniziative che,
pur limitate e nascoste,
servono a Dio per rinnovare e sostenere l’ardore missionario
della Chiesa per il Suo Regno d’amore.
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